Skip to content

La Sardegna come laboratorio genetico: varianti rare nei tumori comuni

La Sardegna come laboratorio genetico: varianti rare nei tumori comuni
Prof.ssa Sabrina Giglio

Prof.ssa Sabrina Giglio

Responsabile del Centro di Medicina di Precisione HEAL ITALIA, Cagliari<br>Co-Founder Officine
Nella seconda giornata del Primo Convegno Nazionale del Centro di Medicina di Precisione HEAL ITALIA per le Malattie Rare ad Ancona, il 1° marzo 2025, la Dott.ssa Sabrina Giglio ha offerto una prospettiva affascinante su come lo studio delle popolazioni geneticamente isolate, come quella sarda, possa illuminare i meccanismi delle malattie comuni, in particolare dei tumori. Il suo intervento ha dimostrato che le varianti genetiche rare, tradizionalmente associate alle malattie rare, giocano un ruolo importante anche nelle patologie oncologiche comuni, richiedendo un approccio di medicina di precisione anche per questi casi.

La Dott.ssa Giglio ha iniziato il suo intervento con una premessa importante: “Vorrei mostrarvi come varianti genetiche rare siano presenti anche nei tumori comuni”. Questa affermazione può sembrare controintuitiva. Siamo abituati a pensare che le varianti rare appartengano esclusivamente alle malattie rare e che non abbiano implicazioni nelle patologie comuni come i tumori.
In realtà, come ha spiegato, “ciò che la genetica ci ha insegnato nelle malattie rare è cruciale anche per comprendere le malattie comuni”. Nelle malattie rare monogeniche, un singolo gene mutato può spiegare l’intera patologia con alta penetranza. Nei tumori, la situazione è più complessa: quando si analizza un tessuto tumorale, soprattutto nei pazienti più giovani, si possono trovare fino a 50.000 varianti genetiche.
Come distinguere quali sono realmente rilevanti per la patologia? Tra queste migliaia di varianti, ci sono anche quelle costituzionali, quelle ereditarie che predispongono alla malattia. “Alla fine, se anche si individuano 50.000 varianti in un tumore avanzato, quelle davvero significative per la terapia sono forse 15 o 20. Ma bisogna saperle interpretare, perché fanno la differenza”, ha sottolineato la Dott.ssa Giglio.

Oltre BRCA: una visione più ampia della predisposizione tumorale
Tradizionalmente, i tumori ereditari sono stati divisi in due grandi categorie: quello della mammella e dell’ovaio, legati ai geni BRCA1 e BRCA2, e quello delle poliposi intestinali, legato ai geni del mismatch repair. Tuttavia, la ricerca recente ha dimostrato che questa divisione è troppo semplicistica.
“Oggi sappiamo che i geni BRCA possono essere coinvolti anche nei tumori intestinali, e quelli del mismatch repair anche nei tumori della mammella”, ha spiegato la Dott.ssa Giglio. Questa scoperta richiede un cambiamento di approccio: non possiamo più limitarci a cercare solo BRCA nei tumori della mammella o solo i geni del mismatch repair nei tumori intestinali. Dobbiamo comprendere meglio i meccanismi genetici che portano allo sviluppo dei tumori, anche attraverso geni normalmente associati ad altri organi.

Il contesto sardo: una popolazione unica
In Sardegna, i tumori rappresentano la prima causa di morte, a differenza del resto d’Italia dove questo primato spetta alle malattie cardiovascolari. Inoltre, i tumori nella popolazione sarda sembrano essere più aggressivi, con una risposta meno efficace ai trattamenti standard.
Un dato particolarmente interessante riguarda i geni BRCA: “BRCA1 e BRCA2, noti per la loro associazione con i tumori della mammella e dell’ovaio, sono molto meno frequenti nella nostra popolazione rispetto ad altre italiane o europee. Per esempio, BRCA1 ha una frequenza del 13% e BRCA2 del 7%, tra le più basse in assoluto”, ha riferito la Dott.ssa Giglio.
Dove si trovano invece più varianti nella popolazione sarda? Nel gene ATM, che fa comunque parte del pathway di riparazione del DNA insieme a BRCA. Ma emerge anche un protagonista inaspettato: il gene PARKIN, tradizionalmente noto per il suo ruolo nel Parkinson giovanile.

PARKIN: da gene neurologico a oncosoppressore
La scoperta del ruolo oncosoppressore di PARKIN rappresenta un esempio perfetto di come lo studio delle malattie rare possa illuminare meccanismi rilevanti per patologie comuni. “Alcune sue varianti, in domini specifici, risultano legate alla predisposizione tumorale”, ha spiegato la Dott.ssa Giglio.
L’analisi dei tessuti tumorali ha rivelato che la proteina PARKIN è alterata in oltre il 50% dei casi, suggerendo un ruolo importante nei meccanismi oncologici. Inoltre, PARKIN interagisce con il gene p53, uno dei più importanti oncosoppressori conosciuti, regolatore fondamentale della proliferazione cellulare e della risposta al danno del DNA.
Questa scoperta ha implicazioni pratiche immediate: pazienti con tumori che presentano alterazioni di PARKIN potrebbero beneficiare di strategie terapeutiche diverse rispetto a quelle con alterazioni di BRCA, perché coinvolgono pathway molecolari differenti.

GNAS e mTOR: quando le malattie rare dello sviluppo incontrano l’oncologia
Un altro esempio affascinante riguarda il gene GNAS, tradizionalmente associato a malattie rare dello sviluppo. “In presenza di varianti rare, possono predisporre a tumori della mammella”, ha spiegato la Dott.ssa Giglio. Nella popolazione sarda si osservano famiglie con queste varianti, spesso inizialmente confuse con sindromi BRCA-like.
Tuttavia, queste pazienti rispondono a farmaci diversi rispetto a quelle con mutazioni BRCA, perché le varianti di GNAS coinvolgono pathway differenti, in particolare quello dell’mTOR. Questa distinzione è cruciale per la medicina di precisione: somministrare un inibitore di PARP (efficace nei tumori BRCA-mutati) a una paziente con mutazioni di GNAS sarebbe inefficace. Serve invece un approccio terapeutico mirato al pathway mTOR.
“Questa consapevolezza è fondamentale per una medicina di precisione reale, perché non possiamo più limitarci a cercare solo BRCA: dobbiamo ampliare lo sguardo a tutto il panorama delle varianti che influenzano predisposizione e risposta alle terapie”, ha concluso questo segmento la Dott.ssa Giglio.

Il mieloma multiplo: un caso di studio nella popolazione sarda
Passando al mieloma multiplo, un tumore del sangue che colpisce le plasmacellule, la Dott.ssa Giglio ha evidenziato che anche questa malattia è molto presente nella popolazione sarda, con un’evoluzione più grave rispetto ad altre regioni italiane.
Le analisi genetiche hanno rivelato varianti germinali nei geni del pathway BRCA con una frequenza del 24%, molto superiore rispetto alla popolazione caucasica italiana generale. Ma la scoperta più interessante riguarda una variante rara nel gene CHIA.
“Nei database internazionali come GNOMAD, questa variante ha una frequenza dello 0,004%, mentre in Sardegna arriva quasi allo 0,02%, quindi 10 volte superiore”, ha spiegato. Questa variante, se presente in omozigosi (su entrambe le copie del cromosoma), è associata a ciliopatie rare come la sindrome di Joubert, una grave malattia neurologica dello sviluppo.
Tuttavia, in Sardegna non si osservano individui omozigoti per questa variante: “Probabilmente è troppo svantaggiosa nella forma biallelica”, ha ipotizzato la Dott.ssa Giglio. La selezione naturale ha eliminato gli omozigoti, ma la presenza in eterozigosi (una sola copia mutata) è significativa.

L’aplotipo sardo e ARID4A
La variante di CHIA fa parte di un aplotipo più ampio, un blocco di DNA ereditato insieme che contiene più geni. All’interno di questo aplotipo c’è un altro gene: ARID4A, che contiene “una variante a monte, intronica, che si trova esclusivamente nei Sardi”.
ARID4A ha un ruolo importante nella regolazione epigenetica del mieloma, controllando quali geni sono attivi o spenti nelle cellule tumorali. La sua alterazione potrebbe spiegare perché il mieloma multiplo è più aggressivo nella popolazione sarda.
“Senza lo studio di questa variante rara, non avremmo mai individuato il ruolo dell’aplotipo. Questo è un esempio perfetto di come lo studio delle popolazioni isolate e delle varianti rare possa fornire indicazioni fondamentali anche per patologie comuni e gravi”, ha affermato la Dott.ssa Giglio.

Le varianti rare determinano i fenotipi più gravi
Un principio generale emerso dalla ricerca è che nelle malattie complesse comuni, le forme più gravi sono spesso associate a varianti rare. “Le varianti rare, sebbene poco considerate nelle malattie comuni, giocano un ruolo fondamentale. È sempre più evidente, anche dalla letteratura, che le varianti rare sono spesso quelle che determinano i fenotipi più gravi”, ha sottolineato.
Nell’ipercolesterolemia familiare, per esempio, le forme più severe non sono dovute alle varianti comuni, ma a rare mutazioni in geni come LDLR o PCSK9. Lo stesso vale per molte altre malattie complesse: neurodegenerative, ipertensione, diabete. Le forme più aggressive sono spesso legate alla presenza di varianti rare in combinazione con polimorfismi comuni.

I sardi come “knock-out viventi”
La Sardegna rappresenta un modello ideale per studiare queste dinamiche grazie alla sua relativa omogeneità genetica e alla presenza di numerose varianti rare. Come ha spiegato la Dott.ssa Giglio citando il collega Andrea Perra, i sardi sono “knock-out viventi”: portatori di mutazioni potenzialmente patologiche che però non si manifestano fenotipicamente.
“Questo ci consente di capire i meccanismi di compensazione, di protezione, e quindi di imparare qualcosa di utile per tutti”, ha affermato. Studiare perché alcune persone con varianti genetiche teoricamente dannose rimangono sane può rivelare meccanismi protettivi che potrebbero essere sfruttati terapeuticamente.

Due milioni di varianti e il 41% assente dai database internazionali
I dati sono impressionanti. Studiando i primi 2.000 esomi sardi, di cui circa 1.400 di “sardi puri” (individui con tutti e quattro i nonni sardi), sono emerse oltre 2 milioni di varianti genetiche. Di queste, circa il 41% sono assenti dai database internazionali come GNOMAD o dal Pangenoma.
Questo significa che quasi la metà delle varianti genetiche presenti nella popolazione sarda non sono mai state descritte in altre popolazioni. Tra queste, 35.000 sono varianti loss of function, mutazioni che dovrebbero inattivare completamente un gene, e molte sono presenti in omozigosi, su entrambi gli alleli.
“Eppure, non osserviamo le patologie attese”, ha sottolineato la Dott.ssa Giglio. Questo paradosso apparente rivela l’esistenza di meccanismi di compensazione genetica ancora da comprendere pienamente.

Il caso della connexina 26
Un esempio concreto riguarda il gene GJB2, che codifica per la connexina 26, la causa principale di sordità genetica non sindromica. “In Sardegna abbiamo una frequenza altissima di portatori eterozigoti, comparabile a quella della talassemia o del deficit di G6PD. Eppure, non siamo tutti sordi”, ha osservato la Dott.ssa Giglio.
Evidentemente esistono varianti a monte, uniche della popolazione sarda, che proteggono dalla manifestazione della sordità anche in presenza di mutazioni patogenetiche di GJB2. Identificare queste varianti protettive potrebbe aprire nuove strade terapeutiche per le forme di sordità genetica.

Verso il passaporto farmacogenetico
Questa comprensione della variabilità genetica della popolazione sarda ha implicazioni pratiche immediate per la medicina di precisione. Il gruppo della Dott.ssa Giglio sta lavorando a un “passaporto farmacogenetico”, un profilo genetico personalizzato di ogni paziente che raccoglie informazioni sulle varianti rilevanti per la risposta ai farmaci e la predisposizione alle malattie.
“Per proporle già ora all’Ordine dei Medici e iniziare a usarle in clinica”, ha spiegato. L’idea è che ogni paziente sardo possa avere un profilo genetico che guidi le scelte terapeutiche: quali farmaci sono più efficaci date le sue varianti genetiche, quali hanno maggiore probabilità di effetti collaterali, quali dosaggi sono appropriati.
Questo passaporto non sarebbe solo per l’oncologia, ma per tutta la medicina, dalla cardiologia alla neurologia, dalla psichiatria (per gli psicofarmaci) alle malattie infettive (per gli antivirali e gli antibiotici).

Le popolazioni isolate come risorsa per la medicina globale
L’intervento della Dott.ssa Giglio ha evidenziato un principio importante: studiare popolazioni geneticamente isolate come quella sarda non è un esercizio accademico di interesse locale, ma una strategia potente per comprendere meccanismi biologici rilevanti per tutta l’umanità.
Le popolazioni isolate hanno frequenze diverse di varianti genetiche rispetto alle popolazioni cosmopolite. Alcune varianti rare altrove sono comuni nelle popolazioni isolate, permettendo di studiarne gli effetti con potenza statistica sufficiente. Al contrario, alcune varianti comuni altrove sono rare o assenti nelle popolazioni isolate, creando “esperimenti naturali” in cui si può osservare cosa succede in assenza di quelle varianti.
Inoltre, le popolazioni isolate hanno spesso storie demografiche particolari (effetti fondatore, colli di bottiglia) che possono portare alla fissazione di varianti protettive o deleterie che in altre popolazioni sarebbero rimaste rare.

Il Centro di Medicina di Precisione di Cagliari
L’intervento si è concluso con un ringraziamento al Prof. Andrea Perra: “Questo centro non esisterebbe senza di lui”. Il Centro di Medicina di Precisione HEAL ITALIA di Cagliari, coordinato dalla Dott.ssa Giglio e dal Prof. Perra, è dedicato allo studio delle basi genetiche delle malattie complesse e oncologiche nella popolazione sarda, con l’obiettivo di tradurre queste conoscenze in applicazioni cliniche concrete.
Il centro si avvale di tecnologie avanzate di sequenziamento genomico, analisi multi-omiche su singola cellula, e biobanche tissutali. La collaborazione con il CeSAR (Centro Servizi di Ateneo per la Ricerca) dell’Università di Cagliari fornisce l’infrastruttura tecnologica necessaria.

Un messaggio di speranza
L’intervento della Dott.ssa Giglio ha trasmesso un messaggio importante: studiare il DNA non significa solo prevedere malattie, ma anche “apprendere come prevenirle e gestirle in maniera personalizzata”. Le varianti genetiche non sono una sentenza, ma informazioni che, se interpretate correttamente nel contesto clinico appropriato, possono guidare decisioni terapeutiche più efficaci.
La popolazione sarda, con la sua peculiare struttura genetica, offre un’opportunità unica per comprendere i meccanismi delle malattie comuni attraverso lo studio delle varianti rare. Questa conoscenza, integrata nell’infrastruttura dei Centri di Medicina di Precisione HEAL ITALIA, può tradursi in benefici concreti per i pazienti sardi e, più in generale, per tutti i pazienti con malattie complesse in cui le varianti rare giocano un ruolo determinante.
Come dimostrato dagli esempi presentati – da PARKIN a GNAS, da CHIA ad ARID4A – ciò che impariamo studiando le malattie rare e le popolazioni geneticamente isolate ha implicazioni che vanno ben oltre i confini apparenti di queste categorie, illuminando meccanismi fondamentali rilevanti per la salute di tutti.

Prof.ssa Sabrina Giglio

Prof.ssa Sabrina Giglio

Responsabile del Centro di Medicina di Precisione HEAL ITALIA, Cagliari<br>Co-Founder Officine

Leggi altri Approfondimenti

La medicina che arriva prima: biobanche, dati e prevenzione

La medicina che arriva prima: biobanche, dati e prevenzione

Intervista al Prof. Andrea Perra: come le biobanche e le analisi multiomiche stanno trasformando la medicina di precisione da privilegio a diritto accessibile a tutti. Professore Ordinario di Patologia Generale...
Leggi l'approfondimento
Le Officine per la Medicina di Precisione presenta Marche BioBank

Le Officine per la Medicina di Precisione presenta Marche BioBank

L'evento, inserito nell'HEAL ITALIA Roadshow, rappresenta l'occasione di incontro tra mondo politico, sanitario, accademico e d'impresa perché apre nuovi scenari e prospettive sulla sanità regionale e nazionale basate sui Centri...
Leggi l'approfondimento
HEAL Italia presenta le Officine per la Medicina di Precisione: l’evento nazionale del 4 dicembre a Roma

HEAL Italia presenta le Officine per la Medicina di Precisione: l’evento nazionale del 4 dicembre a Roma

Il prossimo 4 dicembre 2025, il Centro Studi Americani di Roma ospiterà la giornata di presentazione del Programma Pilota per la rete dei Centri Digitali di Medicina di Precisione, un'iniziativa...
Leggi l'approfondimento