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Biobanche e malattie rare: custodi di un patrimonio per la medicina del futuro

Biobanche e malattie rare: custodi di un patrimonio per la medicina del futuro
Prof.ssa Luisa Minghetti

Prof.ssa Luisa Minghetti

Direttore, Servizio Tecnico Scientifico Coordinamento e promozione della ricerca, Istituto Superiore di Sanità – Coordinatore Rete Biobanche Progetto HEAL ITALIA
Il 1° marzo 2025, nella seconda giornata del Primo Convegno Nazionale del Centro di Medicina di Precisione HEAL ITALIA per le Malattie Rare ad Ancona, la Dott.ssa Luisa Minghetti, dirigente dell'Istituto Superiore di Sanità, ha offerto una panoramica approfondita sul ruolo strategico delle biobanche nella ricerca biomedica e, in particolare, per le malattie rare. Il suo intervento ha evidenziato come le biobanche non siano semplici "depositi" di materiale biologico, ma infrastrutture complesse che garantiscono qualità, etica e trasparenza nella gestione di risorse essenziali per la medicina di precisione.

La Dott.ssa Minghetti ha iniziato il suo intervento sottolineando il valore fondamentale del materiale biologico umano per la ricerca. “Abbiamo ascoltato come le informazioni ottenute dal materiale biologico umano, grazie anche all’evoluzione delle scienze omiche, siano centrali per la medicina di precisione”, ha affermato.
Gran parte delle conoscenze attuali sulle malattie derivano da studi condotti su campioni biologici umani: sangue, tessuti, cellule, DNA. Ma i campioni da soli non bastano. Come ha precisato la Dott.ssa Minghetti, “Parliamo di campioni, ma soprattutto di dati: dati clinici, epidemiologici, sperimentali che si accumulano su questi campioni nel tempo”.
Un campione di sangue prelevato da un paziente con una malattia rara acquista valore se accompagnato da informazioni sul decorso clinico della malattia, sulla risposta ai trattamenti, sulle caratteristiche genetiche identificate, sui risultati degli esami di laboratorio nel tempo. Campioni e dati associati costituiscono insieme risorse critiche per tradurre i progressi della ricerca in soluzioni concrete per la salute umana.
Il materiale biologico rappresenta quindi un patrimonio che deve essere custodito con cura nelle biobanche. Ma questa custodia non è passiva: “Se i campioni sono raccolti e gestiti secondo criteri di qualità – sia per la matrice biologica che per i dati associati – il loro valore cresce enormemente”, ha spiegato la Dott.ssa Minghetti. Bisogna prendersi cura sia dei campioni che dei dati, continuando a raccoglierli e aggiornarli nel tempo.

I principi della ricerca responsabile
La ricerca che utilizza materiale biologico umano deve rispettare principi etici fondamentali, che la Dott.ssa Minghetti ha elencato con chiarezza:
Trasparenza – Le procedure di raccolta, conservazione e utilizzo dei campioni devono essere chiare e pubblicamente accessibili.
Rispetto della persona – Il materiale biologico proviene da esseri umani che hanno dignità e diritti che devono essere tutelati.
Uso preferenziale del materiale residuo – Quando possibile, si dovrebbe utilizzare materiale biologico già prelevato per scopi clinici piuttosto che sottoporre i pazienti a prelievi aggiuntivi.
Qualità del trattamento del campione – I campioni devono essere processati e conservati secondo protocolli standardizzati che ne garantiscano l’integrità.
Consenso informato – I partecipanti devono essere adeguatamente informati e dare il proprio consenso esplicito all’uso dei campioni per ricerca.
Protezione della privacy – I dati sensibili dei partecipanti devono essere protetti secondo le normative vigenti.
Questo approccio definisce quella che viene chiamata ricerca “responsabile” e “partecipata”, perché coinvolge attivamente pazienti e cittadini, promuovendo un clima di fiducia tra la società e il mondo della ricerca. Senza questa fiducia, i pazienti non donerebbero i propri campioni biologici, e la ricerca non potrebbe progredire.

La biobanca come infrastruttura terza
Un concetto chiave dell’intervento della Dott.ssa Minghetti è stato quello di biobanca come “infrastruttura terza”. La biobanca non è semplicemente una collezione di campioni conservati in un freezer: è un’organizzazione strutturata che garantisce il rispetto della volontà del partecipante, la protezione della privacy, la custodia professionale dei campioni e la trasparenza dei criteri di accesso.
La biobanca funziona come interfaccia tra i pazienti che donano i campioni e i ricercatori che li utilizzano. Questa posizione di mediazione è cruciale: permette ai pazienti di contribuire alla ricerca con la certezza che i loro campioni saranno utilizzati in modo appropriato, e permette ai ricercatori di accedere a campioni di qualità garantita accompagnati da dati clinici affidabili.
L’obiettivo centrale di una biobanca ben gestita è la condivisione dei campioni e dei dati. Come ha affermato efficacemente la Dott.ssa Minghetti, “Una biobanca ideale è ‘vuota’: significa che i campioni vengono messi in circolo, non conservati inutilmente”.
Questa affermazione può sembrare paradossale, ma esprime una verità importante: i campioni biologici non hanno valore se rimangono inutilizzati nei congelatori. Il loro valore si realizza quando vengono utilizzati per ricerche che producono nuove conoscenze. Una biobanca efficiente è quindi quella che facilita l’accesso ai campioni da parte di ricercatori qualificati, ovviamente sempre nel rispetto delle volontà dei donatori e delle normative etiche.

Le malattie rare: un caso paradigmatico
Per le malattie rare, il ruolo delle biobanche diventa ancora più cruciale. Come ha spiegato la Dott.ssa Minghetti, “Queste malattie sono tante e molto diverse, con pochi pazienti per ciascuna. La raccolta e la distribuzione trasparente di campioni biologici rari è fondamentale”.
Con oltre 8.000 malattie rare conosciute, molte delle quali colpiscono solo decine o centinaia di pazienti in tutto il mondo, è impossibile per un singolo centro di ricerca raccogliere un numero sufficiente di campioni per condurre studi significativi. La condivisione attraverso reti di biobanche interconnesse diventa quindi non un’opzione desiderabile, ma una necessità assoluta.
La comunità delle malattie rare è stata pioniera in questo campo, sviluppando modelli di biobanking collaborativo e partecipato. Ricercatori, pazienti e familiari hanno capito presto che solo lavorando insieme, condividendo risorse e conoscenze, sarebbe stato possibile fare progressi significativi.

Il Network Telethon: un esempio virtuoso
La Dott.ssa Minghetti ha citato come esempio virtuoso il network delle banche genetiche di Telethon, iniziativa partita nel 2007. Oggi questo network è costituito da 11 biobanche che conservano oltre 100.000 campioni riferiti a più di 1.000 malattie genetiche rare.
Il Network Telethon non è solo una collezione di biobanche: è un sistema integrato con protocolli condivisi, database interconnessi, governance comune e politiche di accesso trasparenti. Ha avuto un ruolo centrale in progetti internazionali come RD-Connect, dimostrando come un’infrastruttura nazionale ben organizzata possa diventare un nodo importante nelle reti europee e globali.
Il successo di Telethon dimostra anche l’importanza del finanziamento continuativo da parte di fondazioni dedicate. Mentre i finanziamenti competitivi di ricerca hanno durata limitata (tipicamente 2-5 anni), le biobanche richiedono un supporto a lungo termine per mantenere le collezioni, aggiornare i dati, garantire la qualità e fornire i servizi.

HEAL ITALIA e la rete nazionale delle biobanche
Nel contesto del programma HEAL ITALIA, le biobanche assumono un ruolo strategico. Come ha spiegato la Dott.ssa Minghetti, “Non è un semplice progetto di ricerca, ma un programma di investimento che coinvolge oltre 70 partner, attivo su più ambiti della medicina di precisione, incluse le malattie rare”.
Già in fase di progettazione, uno dei punti di forza identificati del consorzio era la presenza di materiale biologico umano in diverse biobanche dei partner. Da qui è nato l’obiettivo di creare una rete delle biobanche HEAL ITALIA per promuovere l’uso e la cultura del biobanking.
La strategia adottata è intelligente e pragmatica: “Vogliamo costruire questa rete senza duplicare realtà già esistenti, ma entrando in sinergia con strutture nazionali e internazionali”, ha affermato la Dott.ssa Minghetti. Non si tratta quindi di creare un’infrastruttura parallela, ma di integrare le biobanche di HEAL ITALIA nelle reti esistenti, portando valore aggiunto e beneficiando delle competenze già sviluppate.

BBMRI-Italia: il nodo nazionale dell’infrastruttura europea
Il principale partner per questa integrazione è BBMRI-Italia (Biobanking and Biomolecular Resources Research Infrastructure – Italia), il nodo nazionale dell’infrastruttura di ricerca europea BBMRI-ERIC. BBMRI-Italia, nata nel 2013, conta oggi quasi 100 biobanche, coinvolgendo università, IRCCS, enti di ricerca, associazioni di pazienti e partner industriali.
Alcuni partner di HEAL ITALIA già fanno parte di BBMRI-Italia, come l’Istituto Tumori Regina Elena o l’Istituto Mario Negri. Questo faciliterà l’integrazione delle altre biobanche HEAL ITALIA nella rete. L’obiettivo è che le biobanche HEAL ITALIA entrino a far parte della rete tematica di BBMRI-Italia per la medicina di precisione.
Ma HEAL ITALIA può anche contribuire a rafforzare BBMRI-Italia aiutando a “sviluppare nuovi nodi infrastrutturali, andando a colmare i vuoti geografici nella distribuzione delle biobanche”. Attualmente, le biobanche italiane sono concentrate prevalentemente in alcune regioni del Nord e del Centro. Sviluppare nuove biobanche certificate nelle aree geografiche meno coperte contribuirebbe a ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso alla medicina di precisione.

Strengthening BBMRI: potenziamento digitale
Parallelamente a HEAL ITALIA, è attivo un altro progetto PNRR chiamato “Strengthening BBMRI”, finanziato con circa 24 milioni di euro. Questo progetto mira a potenziare le competenze digitali delle biobanche e migliorare l’interoperabilità e l’esposizione delle risorse a livello europeo.
L’aspetto digitale è cruciale per le biobanche moderne. Non basta conservare campioni di qualità: bisogna anche rendere le informazioni su questi campioni accessibili ai ricercatori attraverso database online, cataloghi consultabili, sistemi di richiesta standardizzati. Serve interoperabilità tra i diversi sistemi informatici utilizzati dalle diverse biobanche.
La Dott.ssa Minghetti ha mostrato un esempio concreto: il sito di BBMRI-Italia, dove è stata sviluppata una “Community of Practice”, una piattaforma in cui le biobanche si presentano, condividono strumenti e pratiche, si rendono visibili e accessibili. Ha citato come esempio virtuoso la biobanca dell’AOU Pisana, la prima biobanca italiana accreditata con la norma ISO 20387 nel 2022.
Questa certificazione ISO rappresenta un traguardo importante: dimostra che la biobanca rispetta standard internazionali di qualità nella gestione dei campioni biologici e dei dati associati. È un segnale di affidabilità per i ricercatori che vogliono utilizzare i campioni e per i pazienti che li donano.

Verso una rete integrata e interconnessa
La visione presentata dalla Dott.ssa Minghetti è chiara: costruire una rete di biobanche HEAL ITALIA interconnessa con BBMRI-Italia e, attraverso questa, con l’infrastruttura europea BBMRI-ERIC. Questa rete deve essere capace di garantire:

  • Qualità nella raccolta, processamento e conservazione dei campioni biologici
  • Trasparenza nei criteri di accesso e nelle procedure operative
  • Accesso facilitato ai campioni e ai dati per ricercatori qualificati
  • Sostenibilità attraverso modelli di finanziamento a lungo termine
  • Crescita sostenendo la nascita di nuove biobanche nelle aree ancora scoperte del territorio

Questa infrastruttura non serve solo alla ricerca accademica. Come evidenziato nell’intervento del Prof. Giua Marassi il giorno precedente, l’industria farmaceutica ha bisogno di accedere a campioni biologici e dati sui pazienti per prendere decisioni informate sugli investimenti nello sviluppo di nuovi farmaci. Una rete di biobanche ben organizzata, con procedure chiare di accesso anche per partner industriali, facilita il trasferimento tecnologico e accelera la traduzione della ricerca in terapie.

Il ruolo dell’Istituto Superiore di Sanità
L’Istituto Superiore di Sanità, dove lavora la Dott.ssa Minghetti, gioca un ruolo di coordinamento e supporto strategico per le biobanche italiane. Come ente di ricerca e consulenza tecnico-scientifica del Servizio Sanitario Nazionale, l’ISS può facilitare la standardizzazione dei protocolli, promuovere le best practice, supportare l’integrazione con le reti europee, contribuire alla formazione degli operatori.
La presenza dell’ISS in HEAL ITALIA e il suo coinvolgimento nello sviluppo della rete di biobanche garantisce che l’infrastruttura sia costruita secondo standard elevati e in continuità con le iniziative nazionali ed europee esistenti, evitando frammentazione e duplicazione di sforzi.

Un ecosistema per la medicina di precisione
L’intervento della Dott.ssa Minghetti ha evidenziato come le biobanche siano un elemento essenziale dell’ecosistema necessario per la medicina di precisione nelle malattie rare. Non sono sufficienti tecnologie sofisticate di analisi omica, intelligenza artificiale per l’interpretazione dei dati, o competenze cliniche specialistiche. Serve anche un’infrastruttura solida per raccogliere, conservare, caratterizzare e condividere i campioni biologici umani e i dati associati.
Questa infrastruttura deve essere costruita sui principi della ricerca responsabile e partecipata, rispettando pienamente i diritti e la dignità delle persone che donano i propri campioni. Solo così si può mantenere la fiducia della società, senza la quale la ricerca biomedica non può progredire.
L’integrazione delle biobanche di HEAL ITALIA nelle reti nazionali e europee esistenti rappresenta un modello intelligente di sviluppo infrastrutturale: invece di creare sistemi paralleli, si rafforza e si espande l’esistente, portando competenze e risorse dove sono più necessarie, colmando i vuoti geografici, aumentando l’interoperabilità.
Come ha concluso la Dott.ssa Minghetti, l’obiettivo è “costruire una rete di biobanche HEAL ITALIA interconnessa con BBMRI-Italia, capace di garantire qualità, trasparenza, accesso ai campioni e ai dati, e sostenere la nascita di nuove biobanche nelle aree ancora scoperte del nostro territorio”. Un obiettivo ambizioso ma concreto, che rappresenta un tassello fondamentale per realizzare la promessa della medicina di precisione per tutti i pazienti con malattie rare, ovunque si trovino in Italia.

Prof.ssa Luisa Minghetti

Prof.ssa Luisa Minghetti

Direttore, Servizio Tecnico Scientifico Coordinamento e promozione della ricerca, Istituto Superiore di Sanità – Coordinatore Rete Biobanche Progetto HEAL ITALIA

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